Può la traduzione automatica favorire il plurilinguismo nell’Unione europea post-Brexit?

Translated title of the contribution: Can machine translation promote multilingualism in a post-Brexit European Union?

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Abstract

l 24 febbraio 2020 venne pubblicato sul sito dell’Unione Europea (UE) un comunicato ufficiale destinato al grande pubblico in cui si illustravano i provvedimenti urgenti adottati dalla Commissione europea in materia di coronavirus. Si trattava di un testo di circa quattro pagine che presentava le iniziative scientifiche, organizzative e finanziarie messe in atto nelle settimane precedenti per affrontare l’esplosione dell’epidemia da Covid19, la quale in quel momento stava interessando principalmente l’Italia. Eppure il comunicato era disponibile solo in lingua inglese. Le traduzioni nelle altre lingue arrivarono giorni dopo. Quelle in italiano, in quel momento probabilmente le più urgenti, furono pubblicate dopo quelle in maltese e spagnolo (Di Stefano 2020). I servizi di traduzione dell’Unione, i più possenti al mondo come risorse e numero di funzionari impiegati, non furono attivati per pubblicare contemporaneamente informazioni importanti nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione. La mancanza di traduzioni tempestive si tradusse in un’ineguaglianza sostanziale nell’accesso a importanti informazioni in materia di tutela dalla salute pubblica.

Non si è trattato di un caso isolato; un altro recente esempio riguarda la sfera dell’accesso ai finanziamenti europei. Il 25 marzo del 2021 la Commissione europea ha pubblicato sul proprio sito Internet la guida al nuovo programma Erasmus+, il nuovo programma quadro dell’Unione europea per l'istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport per il periodo 2021-2027. Lo stanziamento complessivo per il programma Erasmus+ è di 26,2 miliardi di euro. Erasmus+ è un programma aperto non solo agli specialisti, ma anche a grandi e piccole associazioni, enti pubblici e organizzazioni non governative. Il manuale del programma consta di 328 pagine che descrivono nel dettaglio le complesse procedure per ottenere il sostegno finanziario dell’UE. All’inaugurazione del programma il suddetto manuale era disponibile solo in inglese, lingua che dopo l’uscita dal Regno Unito dall’Unione è parlata come lingua materna da circa l’1% della popolazione europea. Le traduzioni nelle altre lingue ufficiali dell'UE sono arrivate circa tre settimane dopo, anche se la prima scadenza per presentare proposte di progetti era già l'11 maggio 2021. In pratica le associazioni anglofone o dotate di personale fluente in inglese hanno avuto il doppio del tempo per prepararsi alla prima scadenza rispetto ai concorrenti. I ritardi sulle traduzioni sono stati oggetto di alcune interrogazioni parlamentari urgenti1.

Né le pagine informative sul Covid19 né il manuale del programma Erasmus+ sono pubblicazioni soggette al Regolamento numero 1 del 1958 (da qui in poi Regolamento n. 1/58), il testo che, come vedremo nel prossimo paragrafo, disciplina l’uso delle lingue nell’Unione. Ma il Regolamento 1/58 è un testo scritto in un’epoca in cui la comunicazione digitale non esisteva ancora. In mancanza di un aggiornamento di un testo ormai datato, si è creato nel tempo uno spazio di incertezza normativa nel quale le istituzioni europee possono perseguire una politica linguistica del fatto compiuto che in alcuni ambiti finisce per promuovere surrettiziamente la preminenza di una o poche lingue sulle altre, e questo anche in situazioni in cui una comunicazione plurilingue sarebbe più efficace. I due aneddoti citati nell’introduzione sono per l’appunto aneddoti, ma rivelano una tendenza generale. I risultati di uno studio pilota realizzato nel 2014 sulle pagine d’ingresso di tutte le Direzioni Generali (DG) della Commissione europea, infatti, mostrano che 14 DG su 33 avevano pubblicato le loro pagine d’ingresso solo in inglese, otto DG in inglese, francese e tedesco, una DG in undici lingue e dieci DG in 24 o 23 lingue ufficiali (Gazzola 2014).

Questo articolo riesamina la questione della politica linguistica dell’Unione europea alla luce di due importanti novità: l’irreversibile rivoluzione digitale in corso – accelerata e favorita dalle restrizioni alla mobilità e al contatto interpersonale causate dall’epidemia da Covid19 –, e l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea formalizzata il 31 gennaio 2020 e perfezionata il 31 dicembre 2020 al termine di un periodo transitorio.
Translated title of the contributionCan machine translation promote multilingualism in a post-Brexit European Union?
Original languageItalian
JournalItaliano Digitale
Volume16
Issue number3
Early online date26 Jul 2021
DOIs
Publication statusE-pub ahead of print - 26 Jul 2021

Keywords

  • language policy
  • European Union
  • multilingualism
  • BREXIT

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